• Angelo Gatto, nasce a Noto, in provincia di Siracusa. Figlio di Adele, sarta, e Salvatore, calzolaio ,eredita dalla prima l’attenzione per i particolari e dal secondo la manualità e la tecnica. A soli 15 anni subentra al padre, nella bottega di famiglia.

    1878

  • Il giovane Angelo ha l’audacia di inviare un paio di stivali da cavallo in regalo al nobiluomo siciliano più elegante, capriccioso e mondano dell’epoca: Don Giulio Tomasi di Lampedusa, Duca di Palma e padre di quello stesso Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa che scriverà uno dei capolavori della letteratura europea del novecento, “Il Gattopardo”. Il duca gradirà il presente e si servirà degli oggetti confezionati dal giovane Gatto per i successivi anni a venire, facendone rimbalzare la fama tra tutti più nobili casati dell’isola.

    1899

  • Sulla scia della popolarità che si è guadagnato, Angelo Gatto,lascia la Sicilia. Va prima a Genova, poi a Torino,e successivamente a Parigi e Londra per fare la gavetta presso i grandi maestri calzolai europei dell’epoca.

    1905 - 1911

  • Angelo, rientra in Italia e si stabilisce a Roma .Il 20 Dicembre del 1912 al numero 34 di Via Salandra, nei pressi di Via Veneto, apre finalmente il suo atelier di calzature su misura.

    1912

  • L’eleganza delle sue creazioni e la maestria con cui modella nelle forme di legno il piede di ogni cliente gli fanno guadagnare fin da subito la stima, prima della nobiltà romana, poi delle case reali europei: sono i Boris di Bulgaria,i Faruk d’Egitto, gli Hassan del Marocco,i reali di Spagna, i Granduchi D’Austria e molti sultani.

    1912 - 1925

  • Ma è in particolare con la casa reale italiana dei Savoia che si instaura un legame di grande stima. E nel 1926 Angelo Gatto viene insignito da Re Vittorio Emanuele III del titolo di “Cavaliere della Corona d’Italia”

    1926

  • Anche i gerarchi del neo nato regime fascista si recano spesso al 34 di via Salandra, che dista solo poche centinaia di metri da Palazzo Venezia, per ordinare calzature e stivali su misura , in primis i generali Italo Balbo e Galeazzo Ciano, genero del Duce.

    1927 - 1932

  • Continua la simpatia con casa reale italiana. Il giovane Principe Umberto II, ultimo Re di’Italia, gli regala una sua immagine con dedica autografa tutt’ora visibile nella calzoleria di Via Salandra.

    1933

  • Angelo si guadagna l’appellativo di “calzolaio dei Re” ed è proprio di quegli anni una sagace battuta di Boris III di Bulgaria: “Angelo, me ne faccia un altro paio chè queste son troppo belle per metterle ai piedi”.

    1934

  • Cliente d’eccezione è il pugile italiano Primo Carnera, campione mondiale dei pesi massimi di quegli anni. Alto 1 metro e 97, i 32 centimetri di lunghezza dei suoi piedi corrispondevano a una taglia 50 .Un campione del suo modello preferito a dimensione reale è tutt’ora conservato nel museo della calzoleria.

    1935

  • Gatto viene nominato da Re Vittorio Emanuele “Fornitore Ufficiale della Casa Reale d’Italia”.

    1940

  • La nascita della Repubblica Italiana non intacca la popolarità e la fama delle calzature Gatto che ,al contrario, finiscono ai piedi del nuovo establishment:industriali,politici, potenti dinastie italiane ed europee. Stavolta sono i Cefis, i Piroddi,Torlonia, i Bismark, gli Agnelli, i Buitoni ad ordinare scarpe uguali a quelle che nel ’24 venivano consegnate a Ciano.

    1946

  • Quasi settantenne, Angelo ha ancora tanti progetti per la sua calzoleria e da Messina chiama a Roma il nipote prediletto Giuseppe(chiamato poi affettuosamente dalla clientela “Peppino”) e lo inserisce nel piccolo organico della calzoleria italiana più famosa dell’epoca.

    1947

  • E’ il decennio eccezionale in cui la mondanissima Roma della Dolce Vita ,con Cinecittà , fa concorrenza ad Hollywood. L’Italia diviene improvvisamente la seconda casa e il set di attori, registi e produttori di fama internazionale. E molti di loro si recano spesso alla calzoleria di Via Salandra .Clifton Webb, star degli studi di Sunset Bulevard dirà: “Ho visto due cose straordinarie a Roma:la Cappella Sistina e le scarpe Gatto”

    1950-1960

  • L’Accademia Internazionale delle calzature e dei maestri calzolai con sede a Parigi conferisce ad Angelo, come premio alla carriera, il titolo di “Maestro d’arte” per “il grande apporto dato alla valorizzazione dell’arte della calzatura”

    1959

  • Sono gli anni del consolidamento internazionale della piccola “ bottega” romana. Gianni Agnelli, Tyron Power, Alain Delon, Vittorio De Sica, il fondatore di Opel Gunther Suchs, il barone Piero Saint Just, il finanziere Robert de Balkany: sono solo alcuni degli illustri estimatori delle calzature Gatto dei quali sono tutt’ora conservate le forme originali.

    1960-1969

  • Nonostante la notorietà acquisita, l’abile mano di Peppino Gatto non tradisce la tradizione artigianale dello zio Angelo e la produzione continua a rimanere limitatissima: in un giorno, aiutato da 2 soli artigiani, confeziona al massimo 1 paio e mezzo di calzature. Ecco perché dalla presa delle misure del piede alla consegna del paio finito trascorrono almeno 5 mesi.Ma alla clientela non importa: è disposta ad aspettare anche 1 anno.

    1970

  • Le creazioni Gatto sono tutte improntate sullo schema della scarpa rigorosamente classica di scuola italiana. La modelleria è costituita dalle scarpe esposte in vetrina pronte per essere consegnate alla clientela. “Chiunque vendendole in vetrina- dirà Peppino orgoglioso alla giornalista Jocelyne Pardo- puo’ farsi rifare le scarpe uguali a quelle del Barone Saint-Just, di Franco Buitoni,di Alain Delon , di Givenchy o Terence Stamp”

    1971-1980

  • Al di là dei nomi illustri, per Peppino Gatto tutti i clienti sono importanti alla stessa maniera. Ad uno sceicco arabo che gli ordina 100 paia di scarpe grigie pretendendo che gli vengano consegnate entro 1 anno fa rispondere che gli è stato impossibile trovare il pellame e rifiuta la commessa: accettandola avrebbe dovuto annullare tutti gli ordini già in corso.

    1980-1989

  • Ormai da diversi anni un altro nome, oltre a quello di Gatto, viene associato al fatto a mano e al su misura: si tratta di Silvano Lattanzi, formatosi giovanissimo nelle prestigiose botteghe milanesi di Ronchetti e Bentivegna. A partire dal 1971, Silvano si è dato alacremente da fare per recuperare la tradizione artigiana delle antiche calzolerie di Parma e Milano, andata perduta con il boom industriale ed ha riunito attorno a se, gli ultimi artigiani depositari di lavorazioni come la Norvegese tipo “Bentivegna”, la “Stagno”, la “Berlinese” e la “Torciglione”.

    1990

  • Alle soglie del 2000, il millennio di internet, la difficoltà di trovare nuovi artigiani che possano aiutarlo o che possano sostituirsi a quelli andati in pensione, costringe Peppino a dover talvolta rifiutare nuovi ordini o nuovi clienti. Ma la stima e il fascino che circondano il nome Gatto sono tali che chi non è ancora cliente cerca di farsi “raccomandare” da chi già lo è ,come testimoniato da una lettera del “Re” dell’acciaio tedesco, Max Walberer che chiede di essere “assunto” come cliente Gatto in seguito a “relativa raccomandazione”.

    1993

  • Peppino Gatto, non ha figli o nipoti che possano portare avanti la calzoleria e la tradizione artigiana centenaria della calzoleria Gatto è a rischio. C’è una sola persona che potrebbe portare avanti, dopo di Lui, la calzoleria con la stessa passione e attenzione per il cliente e Peppino decide di contattarla: è Silvano Lattanzi

    2001

  • Dirà Gatto alla rivista francese Monsieur in una delle sue ultime interviste: "Il nostro grande problema è la mano d’opera. Ho 76 anni e ho grandissime difficoltà trovare giovani artigiani che possano oggi aiutarmi e assicurare un futuro alla nostra storia". Silvano Lattanzi è uno dei grandi “Mastri Bottiers” della nostra epoca. Lui saprà meglio di chiunque altro rispettare la tradizione e lo stile Gatto, con mano d’opera altamente qualificata, essendo lui stesso un confezionatore di calzature di tutta bellezza”

    2006

  • La calzoleria Gatto, celebra con Silvano Lattanzi i 100 anni dalla nascita. Tutto è rimasto come una volta, perfettamente conservato: gli stessi modelli, gli stessi pellami. Nella storica calzoleria di via Salandra anche il mobilio è il medesimo che ha accolto, un decennio dopo l’altro, sovrani, generali, politici, nobili, capitani d’impresa. Nulla è cambiato. “Perché Gatto ha una storia nobile (spiega la famiglia Lattanzi che ha rilevato il marchio nel 2006). Una storia autentica e bella, di una borghesia di altri tempi. I clienti Gatto sono come all’inizio del secolo scorso: persone raffinate, di una eleganza naturale. Era necessario che Gatto continuasse ad esistere.”

    2012

“E’ vero, ci sono due miracoli a Roma: la Cappella Sistina e le scarpe Gatto”
( Re Alfonso XIII di Spagna , dalla rivista Stern, 1988)

“It’s true, in Rome there are 2 miracles: the Sistine Chapel and the Gatto shoes.”
(the King of Spain Alfonso XIII, from Stern magazine, 1988)